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auroratomica
il blog di francesca falchi


Diario


27 luglio 2006

PER AMORE DI SARAH

PER AMORE DI SARAH

“…Fummo lavati e sepolti, / odoravamo di incenso: e dopo, quando amavamo / ci facevano gli elettroshock / perché, dicevano, un pazzo / non può amare nessuno.” Alda Merini da La terra santa.

 

Si intrecciano la voce tremante di Alda Merini, la sua anima resa roca dal martirio di donna e di poetessa e quella di Sarah Kane,  bambina incredula, che resta “a bocca aperta per il terrore del mondo”. Per amore di Sarah è l’esito scenico di un primo studio sui testi teatrali della drammaturga inglese intrapreso dagli allievi-attori del Teatro Alkestis, abilmente guidati dall’attore-regista Sergio Piano. Dai personaggi futuribili, i cui corpi contorti riflettono la deformità del mondo(Purificati) all’amore che non cura ma tortura, che non costruisce o ri-costruisce ma devasta (L’amore di Fedra); dalle “verità nascoste” in fondo all’anima che lacerano e distruggono raccontate come un agghiacciante  gioco infantile  (Febbre) alla “angoscia congenita”, alla mancanza di senso di fronte alla dissoluzione ultima unita al bruciante desiderio di “essere guardata e ascoltata”, “per essere libera dalle costrizioni” (Psycosis 4.48). I giovani attori (Chiara Scalas, Silvia Mura, Alberto Lorrai, Valeria Stori, Carla Stara, Sara Scioni, Sara Foddis, Alessandro Vacanti, Carla Depuro, Raimonda Mercurio, Davide Brai, Barbara Usai) si muovono convulsi ed ingenui, lenti e consapevoli tra bambine martoriate da segreti indicibili, fanciulle in camicie di forza, giovanotti sospesi tra eros (totale e totalizzante) e thanatos, dando buona prova di sé, “raccontandosi” senza pudore nel palcoscenico terribile di un reale dove si consuma l’inutilità del vivere e nel contempo del morire. Tralasciando le visioni cruente che rispecchiano il disgusto per la contemporaneità nella quale si trovava immersa contro la sua volontà, la Sarah Kane dell’Alkestis si muove leggera, i corpi etericamente sospesi, per far risaltare quella verità “stanca di segreti” che, travestita da gioco, annichilisce lo spettatore: che “la vita succede”, perché “non sappiamo di essere nati”.




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