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auroratomica
il blog di francesca falchi


Diario


22 maggio 2006

DONNE COMUNI FUORI DAL COMUNE

DONNE COMUNI FUORI DAL COMUNE-1

 

GRAZIA DENTONI  UN' AMAZZONE SARDA NEL DESERTO

 

 

“Una storia tuareg dice che quando sei nei posti dove c’è l’acqua vivi e quando sei nei posti dove non c’è l’acqua e dunque il deserto, cerchi la tua anima.” Grazia Dentoni, 33 anni, una dei dieci artisti selezionati (con lei un nigeriano, una svedese, un russo, un belga, un australiano, uno sloveno, un giapponese, un danese, uno spagnolo più due israeliani) per partecipare al progetto Midbar nel deserto del Negev, è pronta per incontrare la sua anima. Quell’anima di artista, che si muove libera tra teatro e cinema, tra scrittura ed equilibri “circensi”, percorrendo mille strade, volteggiando in mille direzioni, alla ricerca di quella giusta, per giungere alla “destinazione perfetta”, a quel luogo nel quale quell’ anima così fertile e creativa possa trovare il giusto spazio, la giusta dimensione. Ed il deserto del Negev sembra essere il luogo ideale dove la magia, che tanta parte ha nella sua ricerca artistica,  possa finalmente compiersi. “Cagliari artisticamente mi uccide. Non ho più confronto, non ho più una compagnia, un posto dove lavorare, un soldo per lavorare, non ho più neanche le persone che mi chiamano. Fino all’anno scorso il mio telefono squillava, adesso non squilla più. Sono 15 anni che lavoro in teatro, ho messo su una cooperativa ed un’associazione e non ho mai avuto un contributo.” Poi su Internet scopre il progetto Midbar: un progetto che lavora sul concetto di residenza in una trasformazione sociale responsabile e che mette a disposizione dieci borse di studio offrendo quattro mesi di residenza nel deserto, ma soprattutto “un posto dove lavorare”. E con FOR A DROP- PER UNA GOCCIA, Grazia vince una delle borse. Ma lo stesso progetto attira l’attenzione della Fondazione Pistoletto, che mette a disposizione di Grazia una borsa di studio  e quattro mesi di residenza a Biella. “Mi dispiace aver dovuto fare una scelta tra la Fondazione Pistoletto ed il deserto, anche se con la Fondazione entreremo comunque in relazione. Infatti il creatore del progetto Midbar è stato nel 2004 alla Fondazione Pistoletto per quattro mesi e ha deciso di fare il progetto pilota nel deserto per la prima volta quest’anno.” Oltre al vitto e all’alloggio sono compresi anche dei viaggi a Gerusalemme, al Cairo e a Gaza ed il debutto del lavoro a Tel Aviv. “Il confronto sarà con il “fuori da qua”, anche a livello linguistico. Devo dunque cambiare il modo di comunicare. Dobbiamo essere in grado di farci capire dagli altri. Bisognerà capire come fare: se siamo qui per parlare di cose importanti, bisognerà trovare una nuova forma di comunicazione”. FOR A DROP è “un lavoro che parte dal mito per poi arrivare ad una denuncia, perché l’acqua non è più un bene di primaria necessità ma è un bene economico. La differenza tra noi e gli altri è che io per avere l’acqua posso pagare ma c’è tanta gente che non se lo può permettere. Facendo delle ricerche ho scoperto che il problema tra gli israeliani e i palestinesi sta nel fatto che gli israeliani hanno chiuso i pozzi ai palestinesi. Ecco perché si ammazzano, si fanno saltare in aria: sono disposti ad uccidersi, perché stanno morendo di sete.” L’idea parte dalla “santa drammaturgia”, teoria creata dall’artista sarda unendo il concetto di catarsi del teatro antico alla teoria della psicobiologia del dottor Jean Claude Badard. “Ho messo su questo tipo di teoria che si chiama “santa drammaturgia” e sto lavorando per cercare di capire come fare a creare una sorta di rito psicomagico per la risoluzione del conflitto collettivo. In FOR A DROP l’idea parte appunto dalla “santa drammaturgia”  per lavorare sul simbolo, sulla mitologia, per fare non solo un’azione di denuncia, ma anche di catarsi. L’obiettivo è di arrivare alla comunicazione di una cosa alle persone affinché escano dal luogo dell’azione scenica con un fatto superato, con una comprensione non solo intellettuale, ma anche di anima.” Questa poliedrica amazzone dal sorriso disarmante e dall’eloquio incantatore è felicissima, anche se quella che lei definisce la “follia cagliaritana” continua a non risparmiarla: “Uno mi ha detto “ Si, ti hanno scelta. Ma non chiedere troppo perché siete solo in dieci”. Il modo di ragionare a Cagliari è questo: ed è un modo che porta soltanto alla competizione, quella brutta. Non è che sia più o meno brava, io sono esattamente come prima. La cosa importante è che in questo momento nel mondo ci sono persone che stanno facendo un percorso che è simile al mio. Quando la gente sente che io ho vinto la borsa di studio, divento improvvisamente brava. È folle!”. Grazia Dentoni partirà per il suo cristologico viaggio di simbolica crocifissione e resurrezione nel deserto del Sinai l’11 giugno, sola, per “ritrovare” se stessa ed il mondo e cercare, nel silenzio e nella solitudine, la risoluzione ultima al suo “conflitto” e a quello dell’umanità, pericolosamente sospesa tra distruzione e salvezza.




permalink | inviato da il 22/5/2006 alle 15:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (48) | Versione per la stampa
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